Sulla Via dell’Inchiostro – Voci di chi ha camminato con me
- Filippo Manassero

- 5 lug 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Con gioia, in primavera, avevo riaperto il varco.
Sulla Via dell’Inchiostro era tornato.
Ancora una volta il bambù ci ha accompagnati.
Con nuove anime con cui camminare, ma anche con alcune di quelle che avevano attraversato il primo modulo, perché – come sempre – chi partecipa a questo viaggio può tornare nel tempo, come si torna in un luogo del cuore, senza dover pagare di nuovo il biglietto.
Anche questa volta non abbiamo imparato a disegnare. Abbiamo imparato a rallentare, a stare, a lasciare che il gesto emergesse dal respiro e non dall’idea. Ogni foglia tracciata era un ascolto. Ogni ramo, una sfida alla nostra impazienza. Ogni pietra, un invito alla stabilità.
Alla fine del nostro percorso ho chiesto a tutte di rispondere a qualche domanda. Di offrirmi le loro parole.
E quello che è arrivato è stato molto più di una restituzione. È stato un canto corale.
Una foglia che cade lentamente nell’acqua, senza opporsi.
Una spirale che trasforma il corpo e l’umore.
Un tratto che racconta più di mille pensieri.
Un nero che – finalmente – non fa più paura, ma esalta la luce del bianco.
«È come se qualcosa dentro di me avesse trovato un alfabeto», ha detto una partecipante.
«Ho scoperto che posso abitare uno spazio senza doverlo riempire», ha scritto un’altra.
«Il gesto si è fatto preghiera. Il respiro, rifugio. L’errore, maestro.»
C’è chi ha sentito il pennello toccare una crepa nascosta da tempo.
Chi ha riconosciuto, nel silenzio condiviso del gruppo, un'intimità che cura.
Chi ha dovuto spaccare un guscio, per poter finalmente ricevere.
E io, da parte mia, continuo a imparare. Non dalla tecnica, ma dalla fragilità e dalla bellezza che ognuno di voi porta. Perché è lì che la pittura zen diventa via, e la via diventa specchio.
In autunno Sulla Via dell’Inchiostro tornerà ancora.nUn modulo con il bambù, come quello appena concluso. E uno nuovo, per poter scegliere una diversa direzione sempre verso se stessi.
Sarà un’altra stagione. Altri gesti. Altri silenzi.
Ma lo stesso intento: quello di scoprire, insieme, chi siamo davvero quando non vogliamo più dimostrare nulla.
👉 Se vuoi esserci anche tu, lascia che il segno ti trovi.
Intanto, resta in ascolto.
Filippo
Diario di un ascolto condiviso – voci da Sulla Via dell’Inchiostro
Cosa ti è successo davvero, durante questo percorso?
“Ho sentito tutto rallentare. I pensieri, il tempo, persino il bisogno di capire. L’inchiostro non scorreva solo sul foglio, ma anche dentro di me.”“È come se qualcosa in me avesse trovato finalmente l’alfabeto per raccontarsi. Senza urgenza. Con rispetto.”“Ogni gesto è diventato domanda. Ogni esitazione, una crepa dove affiorava una tristezza antica che non sapevo più di avere.”“Mi porto via il respiro, il gesto gentile, la possibilità di fallire senza sentirmi sbagliata.”“Ho scoperto che posso abitare uno spazio senza riempirlo. Che anche il vuoto ha valore.”“In quella lentezza ho trovato la verità che cercavo.”
Che immagine ti porti dietro?
“La foglia del bambù che cade nell’acqua. Non forza, non si oppone, ma crea cerchi leggeri che si allargano.”“Un gesto che nasce quando è il momento. Non dalla testa, ma dal cuore.”“La mia immagine è quella di una pianta timida, che si chiude appena viene sfiorata… ma con il tempo si apre di nuovo. Così è stata la mia fiducia.”
C’è stato un momento che ti ha spiazzato?
“Quando la punta del pennello ha esitato, è affiorata una malinconia dimenticata.”“L’inchiostro ha parlato al posto delle parole. E mi ha detto più di quanto io mi fossi mai detta.”“Mi sono accorta di quanto fosse difficile per me ricevere. Questo corso mi è stato regalato, e proprio per questo… non riuscivo a lasciarmi andare. Era come se dovessi meritarmelo.”“Poi qualcosa si è aperto. Come se un guscio si fosse rotto e fosse diventato seme.”
Cosa ha fatto la differenza?
“La liturgia prima della pratica. Anche solo una spirale cambia tutto.”“Il silenzio. La lentezza. Nessuno correggeva. Nessuno misurava.”“Il fatto che fossimo insieme, pur ognuno nel suo spazio. Il nostro silenzio collettivo custodiva qualcosa.”“L’assenza di giudizio mi ha liberata da una tensione profonda. Mi ha ricordato che posso esserci anche senza dover dimostrare nulla.”“È stato un percorso costruito come un discorso che cresce. Ogni tappa aggiungeva qualcosa: prima le foglie, poi lo stelo, poi la roccia… e ognuna di noi portava un tratto diverso. È stato un viaggio insieme.”
E adesso, che passo parte da qui?
“Coltivare atti piccoli ma veri.”“Fare spazio, lasciare che le cose arrivino.”“Stare. Respirare. Sentire.”“Continuare. In questa direzione, anche da sola, anche piano.”“Non tornare indietro.”


























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